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DidaPartecipanteQueste sono quelle che ho insegnato a mio figlio da piccolo oltre a quelle citate dal Alexanna.
A la mattina quant suna i vott our
tutti i magutt se metten a cur
pestan i pee, batten i man,
hinn i magutt che van a toeu al pan,
batten i man, pesten i pee
in i magutt che turnen indree.Ti che te tàcat i tacch,
tàcum i tacch.
Mi tacàt i tacch
a ti che te tàchet i tacch?
Tàcate tì i tò tacch,
ti che te tàchet i tacch.TRADUZIONE:
Tu che attacchi i tacchi
attaccami i tacchi.
Io attaccare i tacchi
a te che attacchi i tacchi?
Attaccateli tu i tuoi tacchi
tu che attacchi i tacchi.Chi troppo in alto sale cade sovente
precipitevolissimevolmenteIn un pozzo poco cupo
si specchiò una volta un lupo,
che nel poco cupo pozzo
andò a battere di cozzo
con un cupo tonfo fioco
da smaltire a poco a poco
e credette di azzannare
un feroce suo compare;
ma rimase brutto e cupo
il feroce sciocco lupo..Dietro a quel palazzo
c’é un povero cane pazzo.
Date un pezzo di pane
a quel povero pazzo cane.Il Papa pesa e pesta il pepe a Pisa
e Pisa pesa e pesta il pepe al Papa.Tre tigri contro tre tigri,
tre tigri contro tre tigri,
tre tigri contro tre tigri,
tre tigri contro tre tigri…..
DidaPartecipanteRicetta da provare quest’inverno, grazie, mi intriga molto il connubio baccalà/caviale.
DidaPartecipanteBuongiorno al forun e buona scuola agli studenti e agli insegnati.
Chiara carissima, i nostri figli crescono con una velocità vertiginosa di cui non ci rendiamo conto. Sabato ho incontrato un’amica che non vedevo da tempo e ho scoperto che suo figlio, compagno delle elementari del mio, era diventato papà. Beh, in quel momento ho avuto la percezione netta di come mio figlio sia oramai un uomo 😆
DidaPartecipanteNon la preparo mai perché a casa mia non piace troppo ma un’amica sarda la prepara molto semplicemente così: prepara un battuto di cipolla, pochissimo aglio, lardo o pancetta stesa, fa imbiondire in poco olio quindi aggiunge dei pomodori maturi spellati e spezzettati, qualche foglia di basilico e una manciatina di prezzemolo tritato (a volte anche un rametto di mirto che poi leva, dice che “fa Sardegna” 😆 ). Lascia cuocere per un po’ quindi aggiunge la fregola (lei la prepara in casa) e unisce pian piano acqua bollente sino a portare a cottura. Cosparge di pecorino a scaglie sottili e serve.
DidaPartecipanteMa lo sapete che è una ricetta internazionale? Si fa anche negli USA tra i nativi americani (Pellerossa) e si chiama semplicemente “pane fritto”. Gli amricani poi lo usano al mattina come alternativa ai waffles e ai pancakes e lo chiamano “french Toast”: è condito con zucchero e cannella, buonissimo.
DidaPartecipanteComplimenti cara, ti vedo proprio a tuo agio nello studio. E quell’abbraccio con Max…che invidia 😆 😆 😆
DidaPartecipanteGrazie a tutte, l’umore non è dei migliori ma i vostri pensieri mi fanno sorridere un po’ 😆 , arigrazie. Spero che questo brutto momento passi presto.
DidaPartecipanteBuongiorno, sono un po’ a terra sia fisicamente sia moralmente. Mi mandate qualche pensiero positivo? Grazie.
DidaPartecipante[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=2uYrmYXsujI[/youtube]
Ora canterà lassù.
DidaPartecipanteMa avete mai assaggiato la cervella impanata e fritta? E i filoni? Nel fritto misto alla piemontese sono presenti entrambi insieme ad altre squisitezze.
Parlando di bollito misto (Bob come ti capisco!) la carne che preferisco è la testina, tenera, saporita, morbidissima, condita con un filino di olio buono e poco sale. Va da sè che il lesso ben fatto è una goduria sia accompagnato dalla salsa verde sia dalla salsa rossa sia da altre salse regionali o dalla mostarda.
DidaPartecipanteA casa mia si prepara la lingua in vari modi: ripassata al pomodoro, bella calda, con accompagnamento di fette di polenta abbrustolite, oppure solo lessata su un letto di insalatina, accompagnata da salsa verde, o ancora in umido con una bella dadolata di cipolla, carota, sedano, rape, con contorno di patate bollite o fredda con patate e barbabietole in insalata o a tocchetti nell’insalata o in gelatina come suggerisce la Gabri.
I miei nonni la mangiavano una volta la settimana, calda d’inverno con o senza bollito, con la mostarda (che a casa mia non piace) e fredda d’estate solo condita con olio e sale.
DidaPartecipanteGiornata magnifica, cielo blu cobalto, luce incredibile e…tanto tantissimo vento, ma va bene così 😆
Oggi mi tocca il dentista, ahimé.
DidaPartecipanteBeh, come è sta cosa? A Ivana risparmi le battute, a me le hai fatte, tempo fa, in privato e mi sono anche divertita un sacco. Dai, fai diventare rossa 😳 la nostra nonna preferita 😆 😆 😆
DidaPartecipanteGrazie di cuore.
DidaPartecipanteConcordo con Bob, noi giocavamo soprattutto con la fantasia, ci inventavamo sempre qualcosa di nuovo.
Uno dei giochi che facevamo in estate, in campagna, era quello del fortino: mettevamo le balle di paglia uno sull’altra per fare un fortino (a volte invece diventava un castello) e ci bombardavamo con palloncini pieni di acqua.
Da piccoli era di rigore poi fare le torte di fango, farle seccare al sole e poi decorarle e portarle ai genitori. Altro gioco era quello di raccogliere i petali dei fiori e fare dei bellissimi e colorati disegni per terra.
Usavamo molto la bici (non c’erano pericoli e le stradine di campagna erano sicure) e ci piaceva fare un fagottello con la merenda ed andare in qualche posto ombroso a mangiarla, magari vicino ad un cataletto di irrigazione in cui mettere a mollo i piedi.
Altro gioco, un po’ rumoroso, era quello di prendere pentole, coperchi, cucchiai di legno e formare una banda “musicale”.Per quanto riguarda i giochi classici, a parte quelli già citati, ricordo questi:
Girotondo – Uno due tre stella – Fuoco, fuochino, acqua – Strega comanda colore – L’uomo nero – Le belle statuine –
Dire, fare, baciare, lettera, testamento – Guardie e ladri – I quattro cantoni – Telefono senza fili – La coda dell’asino –
La corsa dei barattoli – I mimi – Palla prigioniera – Palla avvelenata – Ruba bandiera – Tiro alla fune – Mosca cieca –
Nascondino – Le rime – Ballo delle sedie – Cerchio – Lippa – Mondo – Acchiappami se ti riesce – Indiani e cowboys – La motoretta (pezzo di cartone tra i raggi della bici).
Noi bambine poi ci divertivamo a fare i vestiti alle bambole, sia a maglia ed uncinetto sia con ritagli di stoffa, i machi giocavano con le automobiline o costruivano barchette o case con pezzi di legno.D’estate mio fratello, le mie due cugine ed io passavamo due mesi nella villa dei nonni materni in Valsassina ed avevamo a disposizione un bosco per giocare, potete immaginare come ci divertivamo. Ci piaceva molto anche andare a funghi, a more, a lamponi, in autunno raccoglievamo le castagne e le cuocevamo sotto il controllo del nonno.
Abbiamo imparato anche a cucinare, per noi era un gioco perché ci faceva sentire adulti e soprattutto ci piacevano i commenti che i grandi facevano sui nostri piatti.
Una volta la settimana facevamo una rappresentazione teatrale ad uso e consumo dei parenti: ci inventavamo la trama, le battute, preparavamo i costumi saccheggiando gli armadi delle zie e ci divertivamo da matti.
Quando pioveva giocavamo a carte (Rubamazzetto, Peppa tencia, Scopa, Tressette, poi, più grandicelli, Scala quaranta), a “Ciapa il tram balurda” , a Shangai, a Dama o Scacchi, a Monopoli (qui partecipava tutta la famiglia), al Gioco dell’Oca.Mio figlio è stato cresciuto con questi giochi e con questo spirito, cioè quello di usare la fantasia. Spero che lo faccia con i suoi figli, in fondo non sono necessari grandi mezzi per divertirsi.
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