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Perché questo risotto si chiama così? In origine i contadini non usavano il riso, che veniva venduto, ma il panìco, un cereale di poco pregio, della famiglia del miglio e della saggina, che era molto usato nelle famiglie piemontesi e liguri. Il salam d'la duja è un insaccato tipicamente piemontese, che si chiama così perché viene conservato sotto strutto (una volta anche sotto sugna) in orci di coccio chiamati doje (ma si legge "duje").
Paniscia di Novara Ingredienti: dose per 4 persone riso Maratelli, Baldo o Carnaroli gr. 350 fagioli borlotti freschi, già sgranati gr. 300 una fetta di lardo, circa gr. 70 cotenna di maiale, raschiata gr. 70 un salamino d‘la duja (conservato nello strutto) – una cipolla – mezza verza – una carota – una costa di sedano verde – vino rosso robusto delle Colline Novaresi – salsa di pomodoro - olio evo – sale – pepe. Pulire e lavare le verdure, poi tagliare a fettine la carota e il sedano e strappare con le mani a pezzetti le foglie di verza; mettere queste verdure in una capace pentola, unirvi i fagioli, due cucchiaiate di salsa di pomodoro e le cotenne a listerelle, versarvi sopra circa due litri di acqua e cuocerle per tre ore. Nella pentola del risotto fare soffriggere in due cucchiaiate di olio il lardo pestato con la lama di un coltello, la cipolla affettata fine fine e il salamino spellato e tagliato pure a pezzettini. Quando avranno preso colore aggiungere il riso, lasciarlo tostare poi bagnarlo con un bicchiere di vino e farlo evaporare. Aggiungere un po’ di brodo con le verdure, mescolare, abbassare la fiamma e portare a cottura unendo, poco alla volta, il brodo con le verdure. Servire il risotto senza formaggio ma con una spolverata di pepe.
Per questa preparazione i fagioli più indicati sarebbero quelli di Villata.
Alcuni aggiungono anche due o tre pomodori maturi al soffritto (eliminando la salsa nella cottura dei fagioli), pelati e privati dei semi, tritati grossolanamente, altri usano salsiccia di fegato, altri ancora salsiccia fresca. C’è chi sbollenta le cotenne per una ventina di minuti prima di unirle ai fagioli tagliate a pezzettini e chi aggiunge anche un trito di carne grassa di maiale. Insomma, ogni famiglia ha la sua variante.
Ed ecco la variante vercellese.
Panissa di Vercelli Ingredienti per 4 persone fagioli borlotti freschi, già sgranati gr. 300 riso Maratelli, Baldo o Carnaroli gr. 300 una fetta di lardo, circa gr. 50 cotenna di maiale, raschiata gr. 50 un salamino d‘la duja (conservato nello strutto) – una cipolla – olio evo – sale – pepe.
Mettere i fagioli in una capace pentola, unirvi i fagioli e la cotenna, coprire con abbondante acqua (circa un litro e mezzo/due litri), incoperchiare e cuocere a fiamma basso sino a quando i fagioli sono teneri ma sodi. Levare la cotenna, tagliarla a listerelle sottilissime e rimetterla nel brodo. Nella pentola del risotto mettere una o due cucchiaiate di olio, la cipolla tritata, il lardo pestato con un coltello pesante e il salamino, privato del grasso e della pelle, sbriciolato. Quando il tutto è ben soffritto aggiungere il riso, lasciarlo rosolare, poi bagnarlo con due mestoli del brodo di cottura dei fagioli, mescolare, aggiustare di sale continuando la cottura e unendo il brodo, i pezzetti di cotenna e i fagioli. Il risotto deve essere al dente e un po’ all’onda. Servire immediatamente, senza formaggio.
Alcuni aggiungono anche un bicchiere di vino rosso piemontese quando il riso è tostato, altri una punta di conserva di pomodoro, altri ancora lo fanno con i fagioli borlotti secchi (circa 150 gr,) fatti rinvenire per una notte in acqua tiepida. Un’altra “diatriba” tra famiglie è la cottura del salamino: c’è chi lo sbriciola nel soffritto e c’è chi, invece, lo cuoce intero insieme ai fagioli e alla cotenna, levandolo poi e unendolo al risotto, spellato e sbriciolato, solo alla fine. Sono però tutti d’accordo che è vietato il formaggio.
_________________ Dida
Sogna come se dovessi vivere per sempre; vivi come se dovessi morire oggi (Oscar Wilde)
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