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 Oggetto del messaggio: le NOSTRE MASCHERE... ad una ad una!!!!
MessaggioInviato: giovedì 08 febbraio 2007, 23 12:14 
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Iscritto il: martedì 28 novembre 2006, 08 05:03
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iL DOTTOR BALANZONE..


qui Bologna...da Ivana


Sappiamo tutti che la città di Bologna vanta la denominazione di dotta, che le deriva dalla
importante Università, la più antica del mondo occidentale, sorta nel 1088.

Nel 16° secolo troviamo la commedia dell'arte e la nuova concezione del teatro non più delle corti, serio, classico, ma del popolo.
Con innovazioni radicali, sia per i soggetti che gli attori, con l'importante
apparizione della donna come attrice.
Il mondo accademico attira anche l'attenzione dei teatranti, fin dal medioevo si avevano rappresentazioni con maschere, e una figura che richiamava il professorone era comparsa già da tempo.
Non ha avuto questo nome da subito, solo dalla metà del seicento lo si
conosce come Dottor Balanzone

Balanzone o meglio dottor Balanzone, rappresenta la persona dotta,
sui sessant'anni, forse un notaio, forse medico...uomo di cultura insomma, ma quella pedante, fasulla, che si esprime in magniloquenza insensata, infarcita di paroloni, in latino e greco, ma anche in altre lingue, persino abissino, per far colpo su tutti. Ha avuto fortuna,
come figura caratteristica, ma con altri nomi, anche all'estero, soprattutto in Francia.
In Italia era conosciuto in molte regioni, anche a Venezia dove duettava con l'amico Pantalone.

Il suo aspetto fisico lo mostra grasso, rotondo, viso rubizzo, gran mangiatorre e bevitore.
Porta sempre un casaccone e una camicia neri, ha dei calzoni al ginocchio e le calze. Porta un cappello nero a larghe tese e ha un colletto bianco rigido. Indossa una maschera solo sulla fronte e il naso, per significare la sua cultura, il librone che tiene sotto il braccio simboleggia
la sua scienza.

Questa è la nostra maschera maggiore riconosciuta abbastanza largamente, in Italia e all'estero


Ivana

_________________
ivana


Ultima modifica di nonna Ivana su venerdì 09 febbraio 2007, 01 16:02, modificato 1 volte in totale.

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MessaggioInviato: giovedì 08 febbraio 2007, 23 21:35 
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Località: Universo
Pin Girometta - Varese

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E' una maschera relativamente giovane, infatti è nata dalla fantasia del pittore Talamoni nel 1953 e rappresenta la caricatura, così pare, di un personaggio realmente esistito, che girava per la città, con l'abito tradizionale varesino, vendendo bottoni, piccola merceria e le giromette piccoli pupazzi di pane azimo decorati con piume colorate, originariamente in vendita sulle bancarelle del Sacro Monte

_________________
"...ma non c'è posto per il buon senso nelle università, vero?" Come disse l'ispettore capo Barnaby nell'episodio Orchis fatalis
Auguriamoci che il futuro possa contraddire l'affermazione!


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MessaggioInviato: venerdì 09 febbraio 2007, 09 17:50 
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Località: Prov. Bergamo
Arlecchino e Brighella a Bergamo, ma la più tipica anche se non conosciuta è "ol Giupì": uomo dalle scarpe grosse ma con il cervello fine, con tre gozzi, sempre pronto alla battuta di bocca e di mani, originario di Zanica, paese della pianura vicino a Bergamo, sposato con la Margì, e con un figlio di nome Bortolì.

Da noi ha preso una connotazione anche negativa, di persona furba e inaffidabile infatti si dice : Fà mia ol Giupì (non fare il Gioppino, il furbo).

_________________
Mariangela
Tutti si lamentano di diventare vecchi, ma è insultante nei confronti di chi non ha avuto il privilegio d'invecchiare
da un articolo di Repubblica


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MessaggioInviato: venerdì 09 febbraio 2007, 09 39:41 
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Località: Canada
ancora su Balanzone e altre maschere d'arte italiane:

http://www.sipario.it/mbalanzone.htm


Qui invece a Pieve di Cento (paese natale della mia mamma) il personaggio in maschera e' "Berbaspein"
Storia e aneddoti gentilmente fornitimi da S.Googles :lol: :
http://www.itineraribologna.it/storiaec ... icento.htm

Il Carnevale Il Carnevale di Pieve di Cento, con le sue sfilate di carri allegorici, è una versione recente (affermatasi nel dopoguerra) di una tradizione camevalesca con origini lontane. Le persone meno giovani ricordano ancora le maschere d'altri tempi, quando il travestimento e la pittura del volto, i fiaschi e le damigiane di vino, le chitarre e i mandolini erano l'armamentario di un camevale povero ma di allegria sfrenata. Organizzato da sempre dalle Società Carnevalesche, e coordinato più recentemente dalla Pro Loco, il carnevale di Pieve, orgogliosamente gratuito, non ha perso il suo smalto. Come vuole la tradizione, esso culmina nel rogo di Berbaspèn, la maschera ufficialmente riconosciuta di Pieve di Cento, figura di povero gaudente, un po' filosofo e un po' ubriacone: "Tott qui c'fan 'na brotta vetta / pr'armucer di bon da mel / i sr'an semper di rumetta / e 'na masa d'inbezzel".


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MessaggioInviato: venerdì 09 febbraio 2007, 11 31:28 
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PULCINELLA

ImmagineImmagineImmagineImmagine





da http://www.giroscopio.com/enciclopedica/pulcinella.html

"Pulcinella
L'origine della maschera tradizionale partenopea è lontana ed incerta così pure il significato del suo nome.
C'è chi lo vuole discendere da ' Pulcinello ' cioè piccolo pulcino per via del suo naso adunco, chi invece propende per ' Puccio d'Aniello ' un villano di Acerra del '600 che dopo aver preso in giro una compagnia di commedianti girovaghi si unì a loro come buffone.

La maschera di Pulcinella ha la sua variante francese in ' Polichinelle ' , un fanfarone gradasso con doppia gobba e un vestito vistoso e una inglese con ' Punch ' dall' umore malinconico e brutale.

Esiste un momento centrale ed illuminante, nella storia dei rapporti fra Pulcinella e Napoli, fra Pulcinella ed il teatro ed, in particolare, fra Pulcinella e l'attore : esso coincide con la fine del '600 e l'inizio del '700, allorché la storia dello spettacolo a Napoli si fa suggestiva misura della storia stessa della città e della sua vita culturale.

Vi fiorisce un teatro di prosa dialettale, espressione di una straordinaria attenzione alla lingua ed al costume; vi nasce una ricca e fertile generazione di teatranti: teorici, drammaturghi e commediografi, librettisti, musicisti, attori e cantanti, impresari; vi si rinnovano le strutture cittadine di spettacolo: si apre il San Carlo e, all'estremo opposto del consumo sociale del teatro, il non meno nobile San Carlino; si afferma la commedia in musica, detta opera buffa, capace di espandersi ed affermarsi per l'intera Europa con caratteri che hanno fatto pensare addirittura ad una ' scuola musicale napoletana '; sopratutto, il teatro rinasce, dopo esaltanti esperienze della commedia dell'arte praticata trionfalmente in Europa per tutto il '600 ed in questa prima metà del '700. La maschera ha rappresentato e rappresenta tuttora la ' plebe napoletana ' da sempre oppressa dai vari potenti che si sono succeduti, affamata e volgare, smargiassa, codarda e dissacrante. Molti attori hanno impersonato sulla scena il personaggio di Pulcinella ma il più famoso di tutti è stato Antonio Petito trionfatore sul palcoscenico del San Carlino che, nonostante fosse quasi analfabeta, scrisse alcune commedie di grande successo che avevano come protagonista lo stesso Pulcinella. "


da
http://digilander.libero.it/davis2/lezi ... inella.htm

"IL CARATTERE DI PULCINELLA

Caratterialmente Pulcinella quindi è sempre meno definito di suo fratello maggiore Arlecchino: appare spesso in ruoli diversi; può essere un servo, ma anche un contadino, un mercante di schiavi, un pittore, un innamorato, un capofamiglia. PULCINELLA inoltre ha sulla fronte un grosso porro, ed un altro sulla guancia , l'occhio è tondo e piccolo, per cui l'Attore non s'affaccia nemmeno alla finestra degli occhi, completamente simulato sotto la voce anch'essa alterata. La Maschera allontana un viso e contemporaneamente avvicina una forza, fugge verso un tempo indeterminato, si appoggia sui tratti primari di un viso che non indica un individuo, ma l'uomo con i suoi turbamenti e le sue passioni.

L’indeterminatezza appare chiara anche in un quadro di Tiepolo, che rappresentò molti Pulcinella e non uno solo, come se la sua identità non potesse essere ben delineata: Pulcinella, quindi, "non come un’entità unica, inconfondibile, ma come un tipo riproducibile all’infinito", poteva venir chiamato a rappresentare qualsiasi cosa un dato attore o un dato pubblico desiderassero. Questo è il vero motivo per cui si afferma che Pulcinella è il simbolo stesso dello spirito partenopeo, come un francese sostiene che Polichinelle è espressione dello spirito popolare parigino, e gli inglesi hanno intitolato Punch una loro rivista"satirica ,tutti possono indicare qualche tratto che li colpisce -la indeterminatezza del Pulcinella è ovviamente conforme alla tecnica della improvvisazione dei comici dell'arte ,ognuno poteva creare e improvvisare



Nei suoi discorsi Pulcinella è sempre molto arguto e talvolta anche volgare. Spesso si esibisce in similitudini grossolane, in strafalcioni, che fanno scoppiare a ridere chi ascolta. Alla nascita Pulcinella è vestito con l’abito tipico degli Zanni, dei servitori: un camicione bianco stretto da una corda in vita e ampi calzoni bianchi.

La sua peculiarità fisica è la gobba, che lo deforma completamente. Porta anche una barba trascurata, che spunta da sotto la maschera. Alla fine del diciassettesimo secolo assume un aspetto più curato: non ha più barba e gobba. Sulla testa ha un cappello grigio ad ali rialzate, e attorno al collo indossa un fazzoletto a bordi verdi. Sul viso ha una mezza maschera, con rughe pesanti e naso ad uncino.(come nei gallinacei il becco) Verso la fine del Seicento il coppolone sostituisce il cappello di feltro grigio; nell’Ottocento, sotto il coppolone, indossa una fusciacca bianca. All’estero Pulcinella subisce dei cambiamenti, soprattutto in Inghilterra: gli inglesi conoscono un Pulcinella gobbo, con un cappello a cono, e pantaloni e casacca ricchi di nastri e pizzi. Anche in Francia, dove arriva con l'attore Fracanzani nel 1685, la maschera partenopea assume una fisionomia del tutto diversa.

QUALCHE NOTA ANTROPOLOGICA

IL SERVO SCIOCCO-DI ORIGINE RURALE- IN GENERALE QUESTA FIGURA è CENTRALE IN MOLTE NARRAZIONI E FIABE IN TUTTO IL MONDO-IL SERVO è POI UNA FIGURA SOCIALE INTERNAZIONALE -LEGATA ALLE CULTURE POPOLARI alla loro condizione subalterna


Ancora più interessante il rapporto con il carnevale-che si intreccia alle maschere-il carnevalesco ha un rapporto stretto con la cultura popolare Sancio il personaggio di Cervantes(un servo) è un personaggio carnevalesco diventerà figura tipica del Barocco

Ancora oggi questa maschera, all’estero, conserva alcune caratteristiche che la distinguono da quella italiana, a testimonianza di come Pulcinella abbia saputo radicarsi in luoghi diversi, assumendo ogni volta peculiarità differenti, pur conservando la sua identità originaria.Abbiamo questi nomi ad indicare ''lo sciocco''pulcinella in mezza Europa
Polichinelle in Francia, Hanswurst (Germania), Toneelgek (Olanda), Kasperle (Austria), Petrushka (Russia), Karagoz (Turchiia) Punch in Inghilterra

ancora le caratteristiche

Sempre affamato e alla ricerca di qualcosa da mettere sotto ai denti.(un canovaccio che arriva sino a Totò)

Pulcinella quindi si adatta a fare di tutto oltre al servo; eccolo di volta in volta, fornaio, oste, contadino, mercante, ladruncolo e ciarlatano, che ritto su uno sgabello di legno, in uno spiazzo fra i vicoli di Napoli, cerca di smerciare i suoi intrugli "miracolosi" a quanti gli stanno attorno a naso ritto, richiamati dalla sua voce chioccia e dai suoi larghi gesti delle braccia. Credulone, litigioso, arguto, un po' goffo nel camminare, Pulcinella é in continuo movimento, sempre pronto a tramare qualche imbroglio o a fare dispetti. Ha anche un carattere mattacchione e, quando qualcosa gli va per il verso giusto, esplode in una danza fatta di vivaci e rapidi saltelli, di sberleffi e di smorfie gustosissime a vedersi. Una cosa però che non riesce mai ad imparare é a starsene zitto quando dovrebbe e proprio per questo é rimasta famosa l'espressione "é un segreto di Pulcinella" per dire di qualcosa che tutti sanno.

Concludendo

Vi sono almeno quattro aspetti della celebre maschera:

-la sua natura di personaggio teatrale legato alla Commedia dell'Arte;

-la sua presenza nell'iconografia artistica di almeno quattro secoli;

-la persistenza della sua funzione simbolica e rituale nelle feste popolari esempio ''il carnevale''

-la sua proliferazione negli spettacoli di burattini in tutta Europa e fino ai giorni nostri e nell'arte comica indirettamente attraverso canovacci ripresi anzitutto dalla grande tradizione teatrale partenopea"



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anna maria
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MessaggioInviato: venerdì 09 febbraio 2007, 12 17:06 
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A mio avviso a Roma non abbiamo una grande tradizione per quanto riguarda le maschere ed il carnevale in genere...

Comunque le più famose sono

Meo Patacca

http://www.teatrodinessuno.it/maschere/mascherameopatacca.htm

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e Rugantino

http://www.teatrodinessuno.it/maschere/mascherarugantino.htm

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Susanna

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«Beati coloro che si baceranno sempre al di là delle labbra, varcando il confine del piacere, per cibarsi dei sogni.» A.Merini


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MessaggioInviato: venerdì 09 febbraio 2007, 13 13:45 
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A proposito di maschere ... questa è una parte della mia collezione acquistata durante le mie scorribande a Venezia città che adoro ....
mannaggia mi manca solo quella tipica col nasone :( :( :(
DEVO TORNARCI !!! ecco ! :lol: :lol:

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MessaggioInviato: venerdì 09 febbraio 2007, 13 27:51 
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Località: venezia e terraferma
Donatella ha scritto:
A proposito di maschere ... questa è una parte della mia collezione acquistata durante le mie scorribande a Venezia città che adoro ....
mannaggia mi manca solo quella tipica col nasone :( :( :(
DEVO TORNARCI !!! ecco ! :lol: :lol:

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Donatella, intendi quella del medico della peste? perchè di maschere ocn il naso lungo ce ne sono diverse...
La bautta è quella piu tradizionale di tuttelabauttaeletradizioni, ne fanno ormai di tutte le fogge.
Ho un librino a casa proprio sulle maschere, se hai pazienza :wink:

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Fabiana
http://fabipasticcio.blogspot.it/ vi aspetto...
"Nella vita puoi cambiare nome, ma l'anima no..."(R.Gualazzi)


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MessaggioInviato: venerdì 09 febbraio 2007, 20 23:47 
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Iscritto il: domenica 19 novembre 2006, 15 39:01
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Mariangela ha scritto:
Arlecchino e Brighella a Bergamo, ma la più tipica anche se non conosciuta è "ol Giupì": uomo dalle scarpe grosse ma con il cervello fine, con tre gozzi, sempre pronto alla battuta di bocca e di mani, originario di Zanica, paese della pianura vicino a Bergamo, sposato con la Margì, e con un figlio di nome Bortolì.

Da noi ha preso una connotazione anche negativa, di persona furba e inaffidabile infatti si dice : Fà mia ol Giupì (non fare il Gioppino, il furbo).


dobbiamo aggiungere Colombina la fidanzata di Arlecchino che di mestiere "fa la servetta"

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A volte attendere è sinonimo di .....Tranquillità

Paola


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MessaggioInviato: lunedì 12 febbraio 2007, 22 49:41 
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Iscritto il: domenica 19 novembre 2006, 23 56:27
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Se dovessi parlare di maschere della Puglia...dovrei tacere, non ce ne sono.
C' è in Puglia un Carnevale molto antico, quello di Putignano che risale al
1300, ma la relativa maschera è nata solo a metà del secolo scorso :Farinella, una specie di Jolly delle carte il cui nome fa riferimento ad un cibo povero.
Qui, nel Veneto, a parte il gruppo di maschere veronesi, capeggiate dal Papà del Gnocco, di cui ho parlato in un articolo sul sito, ci sono le celeberrime figure di Colombina, la gaia, sensata ed intraprendente servetta ,fidanzata del begamasco Arlecchino (entrambi derivati dalle maschere della Commedia dell'Arte) ed unica figura femminile tra le Maschere famose ed il Magnifico ( come era anche chiamato) Pantalon dei Bisognosi.
Costui ripropone,esasperate, le caratteristiche sia del mercante, avido, avaro, interessato, sia dell'anziano, brontolone, rancoroso, testardo.
Il suo nome ricorda, secondo alcuni, uno dei santi protettori della Serenissima, secondo altri appunto chi commercia con luoghi lontani dove ...si piantano leoni.

Posso poi dirvi qual'è la mia maschera preferita? Il languido, romantico, lunare Pierrot.

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Si può benissimo filosofare mentre si prepara la cena. E io dico che se Aristotele avesse cucinato,avrebbe scritto molto di più"
Juana Inés de la Cruz 1648-1695


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MessaggioInviato: martedì 13 febbraio 2007, 09 50:13 
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Iscritto il: giovedì 14 dicembre 2006, 12 20:38
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Località: Milano/Zurigo
Mariangela ha scritto:
Arlecchino e Brighella a Bergamo, ma la più tipica anche se non conosciuta è "ol Giupì": uomo dalle scarpe grosse ma con il cervello fine, con tre gozzi, sempre pronto alla battuta di bocca e di mani, originario di Zanica, paese della pianura vicino a Bergamo, sposato con la Margì, e con un figlio di nome Bortolì.

Da noi ha preso una connotazione anche negativa, di persona furba e inaffidabile infatti si dice : Fà mia ol Giupì (non fare il Gioppino, il furbo).


Ol Giupì...caspita, non sapevo fosse la maschera tipica di Bergamo, ma piu' di una volta ho sentito dire dal nonno e dalla nonna "Fa' mia ol Giupi'", forte!

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Può forse una distanza materiale separarci dagli amici? Se desideri essere accanto a qualcuno che ami, non ci sei forse già? - Richard Bach, Nessun luogo é lontano


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MessaggioInviato: martedì 13 febbraio 2007, 10 03:35 
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Messaggi: 3958
Località: Anzola dell'Emilia
Anche noi ne abbiamo una famosa !!!
Pierrot
Ce n'est plus le rêveur lunaire du vieil air
Qui riait aux aïeux dans les dessus de porte ;
Sa gaîté, comme sa chandelle, hélas! est morte,
Et son spectre aujourd'hui nous hante, mince et clair.

Et voici que parmi l'effroi d'un long éclair
Sa pâle blouse a l'air, au vent froid qui l'emporte,
D'un linceul, et sa bouche est béante, de sorte
Qu'il semble hurler sous les morsures du ver.

Avec le bruit d'un vol d'oiseaux de nuit qui passe,
Ses manches blanches font vaguement par l'espace
Des signes fous auxquels personne ne répond.

Ses yeux sont deux grands trous où rampe du phosphore
Et la farine rend plus effroyable encore
Sa face exsangue au nez pointu de moribond.
Verlaine
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_________________
La vera felicità non dipende dal numero degli amici, ma da chi si è scelti e da quanto essi valgono.

http://aubergekalopetri.com/Auberge_Kalopetri_IT.htm


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MessaggioInviato: martedì 13 febbraio 2007, 10 22:58 
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Iscritto il: martedì 28 novembre 2006, 08 05:03
Messaggi: 4336
Località: provincia BO
Merci

Marie José,

dolce....!!!!


grazie

ivana

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ivana


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MessaggioInviato: martedì 13 febbraio 2007, 10 42:29 
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Iscritto il: domenica 19 novembre 2006, 23 56:27
Messaggi: 9725
grazie MJ, la mia maschera preferita!

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Si può benissimo filosofare mentre si prepara la cena. E io dico che se Aristotele avesse cucinato,avrebbe scritto molto di più"
Juana Inés de la Cruz 1648-1695


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MessaggioInviato: mercoledì 14 febbraio 2007, 16 42:15 
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Iscritto il: domenica 10 dicembre 2006, 17 37:30
Messaggi: 236
Località: sotto un mare di stelle
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Ottima scelta.
Solo che devo precisare che questa era la maschera con cui andava in scena PETITO , il grande attore napoletano che ha preceduto l'altro mostro sacro che é venuto dopo e che pure ha indossato detta maschera validamente , il grande EDUARDO.
Il pregio di QUESTA maschera (in effige) che indossava Petito, non dal solito Pulcinella delle marionette, aveva il pregio che , pur essendo di legno o carton gesso, non era inespressiva o immobile con una espressione sola,
No, sapeva esprimere TUTTE le varianti dei sentimenti umani, dalla gioia , al dolore, dal sarcasmo all'incaz..... Insomma é una maschera che indossata da un provetto attore, é capace di rappresentare i vari stadi del carattere del vero napoletano .

_________________
La vita é tutta in salita , ma io ho trovato come farla solo in discesa.


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