Alla castagna pensiamo solo nella stagione fredda...verso le nebbie di San Martino, in novembre, allorchè nelle piazze, nelle sagre e nelle feste del patrono si vedono le bancarelle delle caldarroste....sugli scaffali dei supermercati compare la farina di castagne; qualche sera si mangiano in casa anche le baloge lessate nell'acqua e gustate con il vino novello.
Un tempo la castagna aveva un ruolo grandissimo nell'alimentzione umana, gli Appennini erano ricchissimi di questa pianta, dai suoi frutti si ricavava quella sostanza amidacea che serviva per sfamare gra parte della popolazione. Per secoli ha sostituito gli altri cereali, soprattutto il grano, si facevano minestre, polente, torte e altre piccole leccornie.
Resiste però in qualche paese delle mie parti la vecchia usanza della mistocchina e del papazèn.
Alla fiera di S. Biagio, nella cittadina di Cento, qui a un passo da me, trovo le bancarelle delle mistocchine...ci vado proprio apposta...il loro profumo, e soprattutto il sapore quando le mangi, sono inconfondibili, mi richiamano alla memoria sapori e profumi della mia giovinezza.
Anni fa, sotto i nostri portici, ogni paese ha questa caratteristica urbanistica, c'erano le donnette tutte imbacuccate, vicino a un braciere che riscaldava loro, ma che serviva anche per cuocere le mistocchine. Su una piastra ben calda posavano la tipica forma di pasta di farina di castagne e acqua, leggermente infarinata, la rivoltavano dall'altra parte e la fasciavano delicatamente nella carta gialla e te la consegnavano bella calda!!!
Ho chiesto come si fa, anche oggi.
Mettere la farina nella ciotola, versare acqua e impastare fino ad avere un impasto compatto come per una pasta all'uovo, si tira su un tagliere con un mattarello, poi si ritaglia la forma oblunga, che va cotta sulla piastra.
Spero di incontrare ancora questi signori entusiasti, davanti al loro trabiccolo riscaldato dal gas