Domattina non salirò sulla bilancia

, meglio soprassedere, ma stasera, come se i troccoli col sugo di pesce di mezzogiorno non fossero stati abbastanza, mi sono concessa una cenetta che sarà anche semplicissima, primitiva assai più di una "non ricetta" ma ...una vera goduria, che purtroppo non mi posso quasi mai permettere causa l'introvabilità dell'ingrediente fondamentale: le olive nolche.
Le nolche sono uno dei tre cultivar di olive da tavola delle campagne del mio paese insieme alle pasole ed alle Sant'Agostino.
A differenza degli altri due tipi le nolche si consumano appena raccolte e sono le prime a maturare. La settimana scorsa sono andata a coglierle e me ne sono portate a casa un po'.
La preparazione è semplicissima, basta lavarle, asciugarle e passarle sul fornello in un padellino con pochissimo olio (volendo anche qualche pomodorino, ma io le preferisco in purezza) spruzzandole di sale. Pochi minuti e, quando la pelle inizia a raggrinzirsi ed a spaccarsi, sono pronte, morbidissime e amarognole da mangiare con tanto tanto pane.
Sono un piatto antichissimo e povero, ma uno di quei piaceri che neppure l'austero Epicuro avrebbe condannato.



Ci ho accompagnato anche delle olive dolci del tipo Sant'Agostino che vengono trattate con acqua, calce e finocchietto e, anche a causa del trattamento, sono di un verde brillante e piuttosto dolci. Anche queste sono, ahimè deperibilissime e quindi non si può farne incetta.
Per finire mi son portata a casa le pasole, ma quelle son già state messe in acqua e sale e saran pronte per Natale, quando avranno acquistato un bel colore rosato.