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Hellzapoppin
Troppo giovani per ricordarlo? Era il titolo di un film assurdamente folle di prima che io nascessi, l’archetipo della comicità demenziale.
Ecco le mie incursioni al mercatino dell’antiquariato, di cui parlavo ieri sono, a un dipresso, in quello stile. Quando alla mia congenita stravaganza si sposano le brame compulsive del mio coniuge, aventi per oggetto gemme e metalli preziosi, e le curiosità di figlio e nuora un po’condizionati dal nostro dissennato agire, un po’ansiosi di dimostrarci che anche le nuove generazioni sono in grado di raggiungere imprevedibili livelli di scellerata esaltazione ….be’ allora tutto è possibile!
Partenza antelucana; sul terreno di caccia giovani e anziani ognuno per la sua via, cellulare in pugno per richiamare, a mo’ di corno di caccia, gli altri all’avvistamento della preda; parola d’ordine: “Passare in rassegna tutto, fino all’ultimo tarlo, o pulce”.
Però, in primis, dobbiamo visitare la rosa di mercanti per noi più accreditati, quelli cui non manchiamo di garantire un sicuro reddito.
C’è stato, un tempo, un mercante, credo piemontese, che esponeva i suoi tesori, quasi in un “dejeuner sur l’erbe” in un prato molle di rugiada, anzi, un acquitrino dove, più volte, sono affondata fino alle caviglie e mi sono inginocchiata, inzaccherando jeans ed orli di gonne, ma in cambio del ritrovamento di quali tesori! Avreste dovuto vederla, ad esempio, la modesta ritrosia, da dama decaduta, con cui la sobria coppa da caviale si celava agli occhi del volgo rustico e ignorante, nella attesa che il mio sguardo amoroso ne cogliesse il fascino discreto. Non avrei mai degnato d’uno sguardo la sua tronfia e altezzosa sorella, incappellata da un coperchio di rutilante vermeil, sul banco dedicato agli arredi di grandi transatlantici in disarmo; il linguaggio dei boriosi croceristi fin de siecle non parlava al mio cuore, ma la “mia” coppa suggeriva storie di eleganti ristoranti, di solida borghesia tradizionalista, di tavoli a cui sedevano, davanti a piatti classici (ignari delle future follie della nouvelle couisine), coppie consolidate, severi magistrati, professionisti ed uomini politici per scambiarsi idee e non per partecipare a un “pranzo di lavoro”…
Ora questo venditore non viene più, ma di quell’epoca permangono nelle mie credenze numerose vestigia: un portafiasco oscillante con una catenella per inclinare e versare, uno stravagante tappo da oliera, un decapitauovoalacoque, un misterioso anello con gancetti, che forse andava infilato al collo di una bottiglia per appenderci biccierini (talmente raccapricciante da divenire irrinunciabile) un vassoio con inciso sul fondo “rubato alla CIGA” (sic!), una congerie di portaqualcosa tipo senape, formaggio, grissini, marmellate, zucchero e quantaltro. A volte penso che il venditore si sia ritirato dagli affari dopo essersi arricchito a mie spese.
Ora non mi dilungo su un’intera serie di posate in alpacca, completa persino di cucchiaini da gelato e mestolo, messa insieme negli anni, tutti nel modello che si usava nei ristoranti dei miei bisnonni.
A casa della nonna si usavano, ma io di quelle non ne ho, da loro ho preferito ereditare l’amore per la vita della nonna e quello del nonno per i libri, così le posate se le sono prese gli altri ma io ne ho scovate di analoghe un po’ alla volta nei mercatini, tante persino con lo stemma di ristoranti e alberghi vari di tutta l’Europa, sicché mio figlio definisce l’insieme “il servizio di posate Morte di un commesso viaggiatore”.
Vi dico solo l’ultima di ieri, la scena al banco di un nostro “fornitore di fiducia “ divenuto tale dopo che abbiamo scoperto essere lui la fonte a cui attingeva “La vecchia di L. (paese della bassa) ”, mercantessa che prosciugava le nostre finanze, allettandoci e rendendoci inesorabilmente soggetti al bisogno di far nostro il più elevato assortimento possibile di statuine di porcellana danese.
Quando abbiamo scoperto P. siamo divenuti suoi “fornitori di fiducia” di cifre di denaro non indifferenti, ma il nostro rapporto è più complesso, l’incontro mensile è un rito, talora preceduto da telefonate appassionate in cui ci scambiamo informazioni in codice su “Elsa” “Greta” “Le pettegole” “Ardire giovanile” “Amore rifiutato”.
Poi la scena: correrci incontro, abbracci, baci…io sarei pure, di natura, restia alle effusioni, ma qui fanno parte del copione e, se lui deve adeguarsi a baciare una vecchia megattera, io penso al detto napoletano “Pizzeche e vase nun fanno pertuse” (napoletane correggete voi!) e mi assoggetto! A me tocca questa parte, mentre, poi con mio marito interviene il fattore economico e ci vuole il suo tempo per estenuanti trattative!
Ma ieri mi pare che abbiamo un po’ passato il segno! Giudicate voi.
C’era qualche altra coppia quando siamo arrivati e il P. mi ha gridato a gran voce: “Ti ho portato una cosa stupenda, guarda questa statuina, ho pensato a te appena l’ho trovata …si vedono le mutande!”
Dico…dopo i 60 non si arrossisce per così poco…ma insomma! Ho cercato il sostegno morale della signora che avevo accanto, che, notando la mia aria di austera dama (be’ era quello che cercavo di apparire) ha fatto osservare al grossolano individuo la trivialità di inverecondi pensieri aventi per oggetto la biancheria intima di una gentildonna. E quello, pervicace: “No, davvero l’ho tenuta proprio per te…le hai notate le mutande?”
Meno male che l’oggetto non mi piaceva tanto ed ho potuto declinare l’offerta…”quella” offerta …ché, alla fine, non ci sono state scappatoie…una ragazza che legge ed un gattino sono andati ad arricchire la nostra collezione!
Mammamia quanto ho scritto!
Scusate!
_________________ " a 50 anni (40 per le donne) si è di leva nell'esercito della saggezza...io sono obiettore di coscienza" U. Domina
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