Pinza
1 fetta di zucca [500 g, cruda con buccia ma senza semi]
½ litro di latte [600+quello del lievito]
300 g di farina di mais [fioretto, ma non l’avevo…]
300 g di zucchero [200 g, non amo i dolci troppo dolci]
20-30 g di burro
½ bicchiere di olio [40 g]
1 cucchiaio di semi di finocchio [anche semi di anice vanno bene, ½ cucchiaino]
250 g di uvetta
250 g di fichi
150 g di noci
1 bicchierino di grappa
1 limone (buccia grattugiata)
1 cubetto di lievito di birra (anche 1 ½) [usata mezza bustina di liofilizzato =>lievitazione 4h]
farina bianca q.b. [100 g]
1 arancia buccia grattugiata e succo [ci sta proprio bene, non dimenticatela!]
1 pizzico di sale[da mettere nel latte della “polentina”]
Zucca cotta in forno, poi sbucciata lasciando solo una pellicina sottile. Alla zucca schiacciata si aggiunge il latte e si cuoce una specie di polentina, poi si aggiunge la farina gialla e si cuoce per pochi minuti e si toglie dal fuoco (cuocerà poi in forno). Si lascia intiepidire e poi si aggiungono gli altri ingredienti.
Si mette in una teglia rettangolare, unta d’olio, e si lascia lievitare per un’ora e mezza. Si inforna e si cuoce per circa un’ora a forno moderato.
Si prepara la sera del 5 gennaio per essere mangiata durante i falò dei “pan e vin” della sera del 6 gennaio.
Tra parentesi quadre personale interpretazione della ricetta con commenti e dosi di Paola rispetto alla ricetta originale.
[Procedimento che ho seguito io.
Zucca: cotta a microonde, tagliata in 3 pezzi, 4 min a 800 W, 4 min riposo, 3 min 800W, 4 min riposo.
Scavare la polpa della zucca dalla buccia, e schiacciarla con la forchetta. Una bella zucchetta marina di chioggia o piacentina eh? Quelle che si meritano il commento di mio nonno “al par ‘na castagna”: non fibrosa, asciutta e dolce. Aggiungere il latte, il sale, e portare ad ebollizione: la zucca si stempera nel latte. Versare a pioggia la farina gialla e lasciar cuocere per 4-5 min. Spegnere e aggiungere il burro e l’olio.
Mentre si aspetta che la polentina intiepidisca, tritare grossolanamente fichi e noci, aggiungere tutti gli ingredienti meno la farina bianca. Mescolare polentina con frutta secca, e regolare la consistenza con la farina bianca, fino a che diventa una polenta abbastanza soda (ma non un mattone, eh?). In ogni caso la mamma di Edo dice che anche se viene morbida va bene, di non esagerare con la farina bianca. Se invece (come è capitato a me) è già anche troppo soda prima di aggiungere la farina bianca, aggiungere un altro po’ di latte.
Questo dipende dal fatto che le farine gialle sono diversissime. Anche nel preparar la polenta, noterete che certe assorbono tantissima acqua, altre meno. Difficile dare pertanto dosi precise. A ben vedere la prossima volta metto un po’ meno di farina gialla, e me la tengo da parte, regolando la consistenza sin dal momento dell’aggiunta della farina gialla. Da tener presente che ho usato una normale bramata per polenta, non la fioretto, che, ahimé, non trovo.
Versare in teglia rettangolare unta d’olio, spessore 2.5-3 com. L’ideale sarebbe quella che si usava una volta di alluminio, ma io solo vetro avevo. Per di più troppo piccola. Me ne son venute due, una per noi (la grande, 22,5x16) e una (piccola, 18x12 cm) per portare al lavoro, che tanto qualcuno che vuole assaggiarla lo trovo di sicuro!!! In tutto verranno 15-16 belle fette, credo che un libro di ricette “normale” direbbe dosi per 20 persone... sembra tanto calorico, ma se dividete per 20 le dosi vedete che ogni fetta ha una quantità molto piccola di ciascun ingrediente, soprattutto pochi grassi. Beh se usate il brodo di cotechino è un’altra storia

In ogni caso anche volendo non si possono mangiare porzioni giganti, neppure io, golosissima di pinza, ci riuscirei!]
Ho anche le foto dela preparazione, ma non ancora scaricate, con pazienza, per l'epifania di un qualche prossimo anno, questo messaggio sarà completo!
La storia
La pinza è il dolce tipico della sera del 5 gennaio a casa del mio amico Edo di Oderzo (TV). La ricetta che vi ho scritto è così come me l’hanno dettata i suoi genitori, che hanno unito le ricette delle due rispettive mamme in una versione unica loro. Le due nonne, pur abitando a pochi chilometri l’una dall’altra, avevano due ricette “molto” diverse.
La mamma di Edo prepara la pinza la sera del 5 gennaio per la festa del “pan e vin”.
Il pan e vin è una festa che si celebra nei campi più o meno in tutta la zona: ogni famiglia, o gruppo di famiglie, accumula legname durante dicembre, ne fa delle altissime cataste, che vengono bruciate la notte tra il 5 e il 6 gennaio. La pianura permette di vedere le luci dei diversi falò. Si gira di falò in falò, mangiando la pinza appena tiepida e bevendo il vino brulè.
Le mie “ricerche”, su un libro che vi consiglio davvero, anche da leggere come racconto oltre a contenere belle ricette (A. Sandri, La polenta nella cucina veneta, Franco Muzzio Editore, 1985 Padova, ISBN 88-7021-138-X), indicano che le pinze venete abbiano un punto in comune: la farina gialla.
Inoltre le polentine venivano cotte in “brodi” di cotechino o di musetto di maiale oppure si aggiungevano alla polentina in cottura dei ciccioli di maiale: io, cresciuta e vissuta in città, sto male alla sola idea, ma sembra che siano davvero buone e particolarmente morbide. In ogni caso, anche nella pinza senza cotechino e ciccioli è previsto strutto, no burro e olio. Se volete provare poi mi dite
In ogni caso rientra perfettamente nella logica che non si butta niente, e che in Veneto d’inverno fa freddo, e che problemi di soprappeso e di colesterolo li abbiamo noi che viviamo attaccati ad un pc.
Brodo di cotechino si o no, si tratta comunque di un liquido con grassi, sostituito, nella ricetta che vi ho riportato, dal latte.
Il rapporto farina gialla/farina bianca varia: o metà metà o 2 parti di gialla e 1 di bianca.
La pinza è poi diversamente aromatizzata, tipicamente buccia di limone e arancia e/o semi di finocchio, ma non manca in nessuna ricetta il bicchierino di grappa.
La frutta può anche variare: noci e uvetta sono pressoché costanti, poi ci sono zucca, mele, pere, cedri canditi, e chissà che altro, se si va ad interrogare l’una o l’altra famiglia.
Il lievito è anche misterioso: in nessuna ricetta che leggo sul libro vedo lievito di birra, ma solo lievito per dolci. Io mi attengo a quella di Edo, ma se volete provare… In ogni caso non sarà mai dura, resta una torta molto umida, lievitazione o no.
Esistono diverse preparazioni che somigliano alla pinza nelle diverse zone del Veneto. Quella della ricetta di Edo è credo che sia una via di mezzo tra una pinza e el tressian, che prevede di mescolare 500 g di polenta morbida con 100 g di farina bianca, aggiungere 100 g di zucchero semolato, 2 uova, 150 g di latte, 100 g di uvetta bagnata con un bicchiere di grappa, cedrini, 50 g di burro e spezie (noce moscata, chiodi di garofano, cannella), lievito in polvere.
Questa è la foto di una pinza in una pasticceria di Portogruaro.
Provatela!!! È buona buona. Le fette di troppo le congelo, e saranno gradite in momenti di vita frenetica…
PS scusate le foto un pò sfocate dovevo aver bevuto troppo vino hic!