Ferny, cosa mi fai ricordare!
Portai questa ricetta ad n raduno di cucina.
Dovevo partire alcuni giorni prim della data stabilita e mi fu suggerita da un caro amico questa preparazione che avrebbe "tenuto" al viaggio, alla mancanza di frigo ed altro.
Da non veneta le avevo spesso mangiate ma mai preparate ed iniziai le proveum nmese prima facendo assaggiare i vari tentativi ai miei familiari veneti, soprattutto alla mia allora futura nuora di origine chioggiotta.
Raggiunto il risultato ottimale iniziai allora le prove di conservazione, preparando ancora e lasciando sul poggiolo dove quotidianamente si assaggiava vedendo come si mantenevano col passare dei giorni
Alla vigilia della partenza preparai una dose industriale sigillandola in una panciuta pirofila e partimmo, in treno dato che mio fratello mi aveva sconsigliato l'aereo "altrimenti ti ritrovi addosso tutti i cani antidroga!"
Giuro che l'odore non si sentiva e suppongo, quindi che non fosse un pretesto il blocco del traffico causa ingorgo che indusse i tassisti, all'arrivo a consigliarci di andare a piedi, cosa che facemmo, sotto la pioggia con valigia e borsa termica
Poi le sarde passarono da un paio di poggioli a un frigobar completamente "smontatoper contenere il recipiente, ma, alla fine arrivarono indenni
Dopo un mese di prove e riprove con relativi assaggi non le ho rifatte che un paio di volte, ma prima o poi ci riprovo
ed ecco la ricetta che avevo seguito.
SARDELLE IN SAOR
Questa ricetta tipica veneziana è di antichissime origini, e trova la sua ragion d’essere nel fatto che il “saor consentiva una lunga conservazione del pesce.
Nel Settecento Carlo Goldoni, grande testimone di una Venezia popolare e quotidiana, nella commedia “Le donne de casa soa” dà una ricetta delle "sarde in saor" del tutto simile a quella che noi gustiamo ancor oggi.
Da non veneta, ma innamorata della dolcezza del dialetto veneziano, mi piace riportare la versione della ricetta data da Mila Contini.
SARDELE IN SAOR
Comprar 1 kg de pesse, lavarlo ben e lassarlo scolar. Dopo infarinà se lo frize in ogio caldissimo e abondante e se lo mete su un foglio de carta de bechèr, spolvarizà de sal.
Intanto se parecia el saor. Par 1 kg de pesse se tagia fine 1\2 kg de sègole e se le desfrize nell’ogio, a poco a poco, finchè le deventa bionde.
Prima che le cambia color, se ghe zonta un poco de aseo de puro vin e se lassa bogir adasieto par uno o do secondi.
Se sistema un poco de pesse frito sul fondo de una piàdena bassa e largheta, e se lo coverze con un poco de saor, e cussì drio man fin che xe finio el pesse e anca el saor.
Sta bona pietanza se la parecia un per de giorni prima de magnarla.
I veci veneziani ghe zontava, al saor, anca qualche pignolo e un poca de uéta seca, fata rinvegnir nel vin.
Io le ho preparate così:
SARDE IN SAOR
1 kg di sarde
1 kg di cipolle bianche
1 bicchiere di aceto di vino
120 g di pinoli
120 g di uvetta secca
olio e farina per frittura sale
Le sarde vanno pulite (tolte testa, interiora, squame, alcuni tolgono anche le lische lasciando le sarde aperte), lavate e asciugate.
Tagliare le cipolle a fettine sottili e lasciarle appassire in una casseruola con un po' d'olio a fuoco lento.
Versare poi l'aceto e salare.
Lasciare evaporare l'aceto spegnere il fuoco e mettere da parte.
Le sarde invece vanno infarinate separatamente e fritte un po' alla volta in olio caldo girandole accuratamente per una doratura uniforme.
Vanno poi scolate bene e fatte asciugare su un piatto con della carta da cucina assorbente.
Una volta raffreddate vanno poste in una terrina alternando uno strato di sarde con uno strato di cipolle (abbondanti), pinoli e uvetta sultanina (rinvenuta in acqua calda)
Ora il segreto: lasciare riposare per almeno 24 ore (meglio 48 o più).
nota: Se troverete difficile reperire i pinoli non preoccupatevi: molti veneziani le preparano anche senza e addirittura a volte non mettono nemmeno l'uvetta... anche qui è poi questione di gusti.
Buon appetito!!